I "saggi" inutili

Il lavoro dei saggi è terminato. Purtroppo le dichiarazioni di Valerio Onida e di altri sull'inutilità della mossa di Napolitano e del loro operato si sono rivelate più che fondate. Marco Travaglio, in un suo monologo a Servizio Pubblico, disse "se questi sono i saggi i fessi chi sono?". Aveva terribilmente ragione. Il documento doveva contenere solo 4 o 5 punti programmatici chiari e precisi sui quali le forze politiche dovevano convergere per formare una maggioranza e un governo. Invece quello partorito dai nostri saggi è un vero e proprio "papello" di 112 pagine, magari attinto dai programmi dei partiti politici di appartenenza. Un autentico programma dell'inciucio.
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L'onda rottamatrice di Renzi e i futuri scenari politici


Le parole di Renzi hanno scatenato una vera e propria tempesta all’interno del Partito democratico. Il sindaco di Firenze ha attaccato duramente il suo partito e, in particolar modo, Bersani, accusando quest’ultimo di perdere tempo prezioso in un frangente che invece richiede una certa tempestività e celerità. Ma l’accusa più pungente, sempre rivolta a Bersani e forse quella che più di tutte ha scatenato la tempesta, è stata quella di essersi fatti umiliare dal M5S in occasione dell’incontro con i capigruppo grillini, con tanto di diretta streaming.
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La fine di un leader

Ecco, la cocciutaggine di Bersani ha sortito l'esito che quasi mezza Italia aveva pronosticato. Il leader Pd è stato definito "non risolutivo" dal Quirinale, che si appresta a vagliare direttamente e personalmente altre ipotesi per dare finalmente all'Italia un governo che sappia fronteggiare la crisi, attuando politiche di rilancio economico. Rilancio economico che deve inevitabilmente passare attraverso interventi di tagli alla spesa pubblica improduttiva, che abbonda in ogni settore economico, tagli alla eccessiva e soffocante pressione fiscale che imbalsama la produttività di questo paese in una morsa potentissima e un piano di dismissioni di immobili e di società partecipate. In poche parole bisogna restringere il raggio d'azione dello Stato, che sovrasta l'iniziativa autonoma e che rende alcuni mercati non ancora pienamente concorrenziali e competitivi. Solo attraverso questi interventi possiamo agire sul debito pubblico, sulla disoccupazione e rilanciare l'economia di questo paese.

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